salvare il dente o inserire un impianto

Salvare il dente o inserire un impianto? Gli impianti dentali – alcune considerazioni

Gli impianti dentali nell’immaginario collettivo sono considerati il più grande progresso della moderna odontoiatria ed il sistema di sostituzione dei denti di maggior successo.

Gli impianti dentali sono diventati un’opzione sempre più popolare perché:
- sono altamente predicibili e durevoli
- risultano in una sostituzione completa, estetica e funzionale del dente
- possono sostituire un dente singolo o numerosi denti, fino ad un’intera arcata mascellare o mandibolare
- possono fare da sostegno per vari tipi di protesi, secondo le preferenze e le esigenze funzionali, estetiche e sociali del paziente
- i denti adiacenti non vengono interessati da alcuna terapia o trattamento
- non sono soggetti alla carie
- è l’unica tecnica di sostituzione dentale che tende a conservare i volumi ossei e a sostenere i contorni del viso

Eppure gli impianti, pur rappresentando davvero un incredibile progresso e opportunità per il paziente, non sono indicati in ogni situazione, poiché richiedono volumi sufficienti di tessuto osseo per poter essere alloggiati correttamente.

Questo significa che in alcuni casi per avere ragionevoli possibilità di successo si rendono necessarie procedure aggiuntive di innesto o aumento dell’osso contestuali o precedenti l’intervento di inserzione implantare. In questo caso il costo in termini biologici ed economici degli impianti dentali può essere significativamente più alto di altri trattamenti.

D’altra parte la longevità di una tecnica implantare eseguita con successo probabilmente la rende più economica a lungo termine rispetto ad altre terapie meno affidabili nel tempo.

Tuttavia un fatto importante è che nella letteratura scientifica i criteri per giudicare il successo degli impianti dentali rispetto a quello dei trattamenti tradizionali di tipo endodontico spesso non sono del tutto corretti, e questo rende difficile confrontare direttamente i due sistemi di terapia. Questo perchè non tutti gli impianti che rimangono in sede e in funzione per anni senza alcun sintomo sono da considerare un “successo”. Ad esempio se non inseriti secondo un asse corretto gli impianti possono presentare problematiche estetiche, o di ristagno di cibo e placca batterica, e ammalarsi di perimplantite o predisporre alla malattia parodontale / perimplantare o alla carie gli elementi adiacenti, il tutto senza dare alcun segno o sintomo per anni. Alla stessa maniera quando vengono considerate le percentuali di successo dei trattamenti/ritrattamenti endodontici (terapie canalari o devitalizzazioni di denti profondamente cariati/necrotici oppure ritrattamenti di denti già devitalizzati ma in modo non corretto), spesso vengono inclusi nel computo trattamenti eseguiti con tecniche obsolete, senza l’ausilio dei moderni strumenti meccanici o sistemi di ingrandimento che ogni buon endodontista deve avere, secondo le più recenti linee-guida. Tutto questo fa spostare l’ago della bilancia verso percentuali di successo implantari “gonfiate” rispetto a quelle delle tecniche endodontiche di recupero del dente naturale.

Quando vengono considerati i trattamenti endodontici tradizionali di recupero del dente naturale svolti con strumenti di elevata qualità e l’ausilio delle più moderne tecnologie – come ad esempio gli strumenti rotanti in nickel-titanio e il microscopio operatorio – il tasso reale “successo” di entrambe le procedure (estrazione del dente e sostituzione con impianto oppure ritrattamento endodontico del dente e suo mantenimento) si rivelano più o meno comparabili, con un valore aggiunto importante di tipo biologico qualora un dente naturale possa essere recuperato.

 

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